A Pasqua meglio un uovo interamente di cioccolato...
Una mobilitazione nazionale per salvare le galline ovaiole: non è uno scherzo di Pasqua ma una battaglia che la LAV, Lega Antivivisezione Animali conduce da tempo e che ha visto nelle piazze italiane in questo week end i volontari dell’organizzazione.
A Bari il banchetto informativo di Via Sparano ha visto passare decine di persone interessate non solo all'uovo di pasqua con cioccolato e sorprese ecosostenibili, ma anche alle spiegazioni in materia di uova fornite da Luca Delfine e dalle sue collaboratrici: “C’è una direttiva europea datata 1999" spiega il responsabile della LAV di Bari, "che impone di eliminare l'allevamento in batteria delle galline. Questo tipo di produzione avviene in capannoni dove c'è sempre la luce e le bestie sono chiuse in una gabbia grande quanto un foglio A4 costrette a produrre ininterrottamente uova". Un'alienazione dell'animale che dura un anno, dopodichè le galline finiscono al macello: "ci sono stati casi di cannibalismo tra animali e alle galline vengono anche tagliati i becchi, perché tale è lo stato di nevrosi che i volatili non capiscono più nulla". Questa barbarie che garantisce costi bassissimi di produzione agli allevatori può avere una fine solo se i consumatori italiani imparano a guardare meglio il marchio che è stampigliato sui gusci. Le prime due cifre indicano come l'uovo è stato prodotto: lo 03 equivale alla produzione in batteria, mentre lo 00 denota l'uovo da agricoltura biologica. 01 sta per allevamento all'aperto e 02 per allevamento al chiuso, cioè in grandi capannoni dove le galline possono razzolare. "Quello che noi chiediamo ai consumatori è di fare una scelta responsabile: comprando uova che provengono da allevamenti alternativi alla batteria, i produttori saranno costretti a convertirsi a dei metodi di produzione da paese civile. Oggi in Italia l'88% della produzione è ancora composta da queste gabbie di morte", conclude Delfine, "e la normativa è aggirabile, allargando le gabbie di dieci centimetri". Serve invece la consapevolezza di noi tutti e capire che le uova prodotte così vengono da galline malate.